Gli Attacchi di Panico

L’espressione “attacco di panico” è entrata ormai a far parte del vocabolario comune.

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Una caratteristica di questi attacchi è che generalmente avvengono in maniera improvvisa, producendo un crescendo di sintomi corporei che possono andare dalla nausea al semplice formicolio agli arti, per passare in pochi istanti ad una sensazione assolutamente reale di soffocamento, di non avere nessun controllo sulla situazione. Le persone che ne sono state vittima raccontano spesso di una paura assolutamente terribile, ad esempio di avere un attacco di cuore, di sentirsi immobilizzati dove si trovano in quel momento o una paura irrazionale di morire, insieme ad una serie spesso molto lunga di sintomi corporei. Chi sperimenta un attacco di panico può precipitare nello sconforto più totale, specialmente dopo il primo episodio. La persona può cominciare a vivere nel terrore che un attacco si manifesti nuovamente, magari “al momento sbagliato”, ad esempio mentre sta guidando. Quando gli attacchi si presentano più volte si può parlare di disturbo di panico, un disturbo estremamente invalidante. Le persone che ne soffrono si trovano nell'impossibilità di potere controllare, neanche in minima parte, quello che accadrà, e possono arrivare ad avere difficoltà persino nell'uscire di casa (agorafobia).
Ma come è possibile che si verifichi una situazione così grave in una persona che fino a quel momento è stata bene?


I ricercatori anche in questo caso sono lontani dall’avere una risposta certa, sebbene ci siano varie ipotesi. Tra le cause più frequenti degli attacchi di panico ci possono essere una malattia o un forte stress accumulato nel tempo. Sembra comunque sempre presente, nelle persone che si imbattono in questo disturbo, una scarsa capacità di regolare le emozioni. Non a caso sarebbe implicata una ipereccitabilità del sistema limbico, centro di elaborazione delle emozioni.

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Come per altri disturbi ci vengono in soccorso gli studi sulle prime prime relazioni del bambino: sappiamo che impariamo a regolare le nostre emozioni attraverso la relazione con i nostri caregiver (coloro i quali ci allevano potremmo tradurre, la madre nella maggior parte dei casi), e molti studi riportano che chi ha avuto delle difficoltà nel rapporto con le figure primarie avrà più facilità a sviluppare attacchi di panico. In breve se il nostro stile di attaccamento, ovvero la modalità attraverso la quale entriamo in contatto con le altre persone, che prende forma nei primi anni di vita, non sarà stato "sufficientemente buono", avremo una serie di insicurezze e una difficoltà a riconoscere le nostre e le altrui emozioni.

capire le emozioni


Un altro fattore importante sembra essere la frattura che si genera tra la sfera mentale e quella corporea. Se non siamo in grado di riconoscere ed esprimere a parole le emozioni, i sintomi corporei possono costituire una via preferenziale per il nostro tentativo di elaborare la nostra sfera emotiva. Nelle descrizioni degli attacchi di panico i sintomi somatici sono quasi sempre in primo piano, e a volte sembrano del tutto assenti gli aspetti psicologici, come se si fosse interrotta ogni comunicazione tra la nostra parte mentale e quella corporea.
Generalmente sono
due gli approcci terapeutici agli attacchi di panico, quello farmacologico e quello psicoterapeutico. Sono i due lati della stessa medaglia: con i farmaci si cerca di controllare il sintomo per consentire una qualità di vita migliore in tempi accettabili, con la psicoterapia si sceglie di cercare di collocare il sintomo all’interno della storia di vita del paziente, per comprenderlo e permetterne l’elaborazione. Spesso si adotta un approccio integrato, specialmente nelle prime fasi della terapia, se il ritiro del paziente è particolarmente pronunciato, ad esempio per premettergli di uscire di casa con maggiore serenità. Diverse ricerche hanno testimoniato come attraverso la relazione terapeutica sia possibile, anche a livello cerebrale (in particolare cambiamenti nell'afflusso di sangue ad alcune zone del sistema limbico e nel metabolismo cerebrale), curare gli attacchi di panico.
Ma come è possibile? Attraverso la relazione che si instaura con lo psicoterapeuta si riesce a tollerare di “stare vicino” alle proprie emozioni indicibili, rendendole raccontabili, quindi elaborabili. A quel punto si potranno individuare i fattori che hanno portato il paziente a sviluppare il livello elevato di ansia, che legata a perdite o traumi recenti, spesso presenti nelle persone con attacchi di panico, è tra i principali fattori scatenanti del disturbo.

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