Split: il disturbo dissociativo dell'identità


Nel suo nuovo film
Split, M. Night Shyamalan, autore che ha spesso toccato temi psicologici, descrive le vicende di Kevin, un giovane affetto dal disturbo dissociativo dell’identità. Non è la prima volta che questo disturbo viene rappresentato, più o meno fedelmente, in un film o in una serie TV. Il DID è una sindrome nella quale una persona vive, in maniera costante nel tempo, diverse identità, che possono o meno essere a conoscenza l’una dell’altra o interagire tra loro. Questa condizione presenta anche altri sintomi, tra cui gravi mal di testa e vuoti di memoria. Per poter fare una diagnosi di DID devono esserci almeno due di queste identità o personalità che assumano alternativamente il controllo del comportamento della persona.

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Barry, una delle personalità di Kevin nel film Split


Il protagonista del film interpretato dall’attore James McAvoy, ne ha ben 23. Ognuna ha le proprie caratteristiche, il proprio nome, un’età precisa, un suo modo di parlare, camminare, e una di esse è una donna. Ciascuna ha un suo ruolo e un suo scopo nella storia, ed è in grado di esprimere una gamma ristretta di emozioni e sentimenti, come se le diverse parti che esistono in tutti noi si fossero “sparpagliate” in tante personalità o identità distinte.

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Patricia, l’identità femminile di Kevin nel film Split

Nella pellicola le personalità sono autonome, veri e propri personaggi, ma nella realtà del disturbo questa è una condizione rara. La stragrande maggioranza delle persone affette dal disturbo dissociativo dell’identità, che colpisce circa l’1% della popolazione, mostra un quadro in cui gli stati di personalità, sebbene anche molto diversi, sono in realtà sempre e comunque espressione di uno stesso individuo, manifestazioni di funzioni parziali e frammentate di una mente che tenta di difendersi dalla sofferenza. Raramente si assiste alla coesistenza di vere e proprie identità autonome e molti autori dubitano addirittura sia effettivamente possibile.
È interessante notare come il disturbo dissociativo dell’identità fosse, fino a pochi anni fa, chiamato
disturbo da personalità multipla. La denominazione del disturbo venne cambiata perché non si ritenne verificabile in maniera inoppugnabile il dubbio di una simulazione.

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Jim Carey in Io me & Irene, altro film che tratta del disturbo dissociativo dell’identità


La letteratura psichiatrica descrive persone con più di 10 identità, ognuna con delle caratteristiche ben precise. Sono stati riportati casi in cui una delle personalità aveva allergie che le altre non avevano, oppure presentava reazioni differenti allo stesso farmaco. Qualche autore si è spinto più in là riportando la presenza di cambiamenti corporei ancora più radicali, ma le evidenze non sono state sufficientemente confermate. La descrizione di questi casi ha scatenato aspre controversie nella comunità scientifica circa la possibilità che la dissociazione possa dar luogo a cambiamenti somatici così importanti.

Quale origine ha il disturbo dissociativo dell’identità?

Con l’aumento delle ricerche sull’argomento sappiamo che
la maggior parte dei disturbi dissociativi in cui sono espresse personalità multiple è di origine traumatica. Nel 95% dei casi è presente un abuso, spesso in giovane età, e non raramente subito da parte di persone vicine, se non interne, alla propria famiglia. L’intollerabilità della sofferenza finisce per “creare” le altre personalità, che servono per poter credere che sia qualcun altro a subire il trauma e non venire annientati dal dolore.

La
dissociazione, il meccanismo di difesa che ha lo scopo di disconnettere alcuni elementi psichici dalla coscienza, utile nel momento della sofferenza acuta per difendere il bambino dall’esperienza traumatica, diviene cronica, tagliando ogni comunicazione tra diverse parti della stessa persona e causando un disagio che impedisce di vivere una vita serena.

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Fight Club, atro film costruito sul tema della dissociazione

Il disturbo dissociativo dell’identità è un disturbo molto difficile da diagnosticare, perché non sempre è possibile interagire con almeno due personalità o assistere al passaggio da una all'altra. Solitamente le persone che ne sono realmente affette tentano di celare il disturbo e per di più non tutte le identità hanno effettivamente consapevolezza della presenza delle altre.


La
psicoterapia, il trattamento più usato, insieme a quello farmacologico (per altre sindromi compresenti o per specifici sintomi) ha una serie di indicazioni molto precise che vanno nella direzione di ottenere un ambiente ideale per conseguire obiettivi legati alla risoluzione di traumi così importanti e allo stesso tempo così lontani dalla vita cosciente di queste persone. La possibilità di integrare sentimenti, emozioni, ricordi traumatici appartenenti alle varie parti, creando connessioni attraverso un clima di fiducia e sostegno all’interno di un ambiente dai solidi confini è sicuramente quello principale.

Tornando al film, per non rovinarne la visione, si può solo notare come la sua uscita abbia dato il via ad una serie di polemiche circa l’aderenza alla realtà del personaggio e il messaggio che lo stesso film lancia, polemiche forse eccessive visto che si tratta di fiction e considerando la tipologia dei film dell’autore, mai completamente aderenti alla realtà. In vari media sono state riportate critiche in particolare per l’associazione tra il
DID e la violenza presente nel film. A differenza del personaggio di McAvoy, questo è comunque bene specificarlo, le persone che hanno un disturbo dissociativo dell’identità sono raramente pericolose o violente, e, se lo sono, lo sono nei confronti di loro stesse. Anche alcune associazioni della comunità GLBT hanno protestato lanciando iniziative di boicottaggio del film per l’accostamento tra persone transessuali e malattia mentale.
Forse il film potrà comunque essere un motivo di dibattito, per far conoscere il disturbo e contribuire a ridurre lo
stigma ad esso associato.




Daniele Lami

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