Come aiutare una persona depressa

La depressione è una delle condizioni psicologiche più difficili da affrontare e colpisce più di trecento milioni di persone in tutto il mondo. Ci sono inoltre, secondo il DSM V, il manuale dell’associazione psichiatrica americana, una moltitudine di modalità con le quali la depressione si può presentare. I sintomi sono molto spesso invalidanti ed è inevitabile che le persone care vengano coinvolte, in un modo o nell’altro, nelle varie fasi della sindrome depressiva, che spesso è ciclica. 

Aiutare una persona depressa

La famiglia e gli amici possono essere un valido aiuto nel processo della cura e guarigione.
Come comportarsi con un parente o un amico depresso? Che cosa vuol dire essere di supporto?

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Informarsi
La prima cosa da fare è cercare di avere quante più informazioni possibili circa cosa sta affrontando il nostro amico o parente. Ad esempio può essere difficile comprendere i sintomi bizzarri o inspiegabili, che vengono visti come azioni volontarie della persona, e non conseguenze della malattia. Non è raro che un familiare o un amico dica di avere difficoltà a riconoscere nel paziente la persona che conoscevano. Tali fraintendimenti possono pregiudicare l’aiuto che la famiglia sarebbe in grado, potenzialmente, di fornire. Cercare di leggere quanto più possibile sull’argomento può essere un buon inizio.
Incoraggiare la persona cara a
cercare aiuto è naturalmente di estrema importanza, ma è tutt’altro che semplice. La possibilità che si senta giudicata è dietro l’angolo. “Fatti curare” è l’”accusa” che sovente giunge alle sue orecchie e che incarna l’essenza dello stigma che circonda la salute mentale: colpevole di essere depresso! Purtroppo questo tipo di atteggiamento, molto diffuso, porta la persona depressa a venir considerata egoista o cattiva. “Basterebbe solo un po’ di buona volontà”.
Le persone depresse spesso possono negare la loro condizione anche a loro stesse, e per le persone che vivono con loro può essere frustrante scontrarsi tutti i giorni con i
sintomi, per loro evidenti.

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Il senso di colpa
Un altro problema è il senso di colpa che i familiari possono sentire di avere nei confronti dello sviluppo della malattia, e che può portarli a pensare di poter riparare il danno curando loro stessi i propri cari. Se da un lato può essere comprensibile che un genitore possa desiderare di curare “con l’amore” il proprio figlio, la realtà è che spesso questa è la peggiore tra le pessime idee. La famiglia può sì essere di supporto, ma per il trattamento è necessaria una persona esterna e soprattutto qualificata. Con questo pensiero in mente si può evitare un altro pensiero molto diffuso e altrettanto dannoso: “nonostante tutti nostri sforzi la situazione non migliora”. Questo avviene per i motivi di cui sopra. 
I familiari o gli amici di una persona depressa possono parlare di quanto stanno attraversando, e farlo li aiuta sensibilmente a sentire il problema come qualcosa che non dipende da nessuno, così come avverrebbe per una qualsiasi condizione medica. In molti contesti sono presenti gruppi di supporto per parenti, dove è possibile condividere la propria esperienza. Capire che cercare qualcuno da incolpare non è di nessun aiuto è fondamentale, e prima si riesce a farlo prima si comincia ad aiutare noi stessi e la persona cara.
Possono anche parlarne con il paziente. Scrivo
possono perché dipende anche dalla volontà del paziente. Nella maggior parte dei casi avverranno due cose: da un lato ci saranno familiari e amici che spingeranno a “fare qualcosa” per uscire dal ritiro dalla vita oppure quelli che prenderanno le distanze, è così difficile stare accanto a una persona depressa! Ciò di cui ha veramente bisogno è percepire la disponibilità a parlarne, vale a dire sentire che siamo disposti ad ascoltarli e a stare accanto a loro. Se la persona non abita con noi occorre trovare dei modi per tenersi in contatto, visto il rischio di isolamento che la condizione implica. Senza voler sostituirsi ai terapeuti possiamo aiutare il nostro parente o amico a concentrarsi su piccoli passi specifici e alla portata. 
Il fatto di avere un’idea abbastanza realistica di ciò che si sta combattendo può aiutare le famiglie ad avere degli obiettivi realistici, che cambiano spesso durante la vita di un paziente affetto da depressione.
Il rapporto con i curanti
Il rapporto con lo psicoterapeuta o chi si occupa del trattamento dipende in primo luogo dall’età del paziente. Se il paziente è minorenne, naturalmente, ci saranno diversi contatti con i genitori, ma se la persona è maggiorenne lo psicoterapeuta sarà tenuto alla massima discrezione, e avrà contatti con la famiglia solamente previo il consenso del paziente. 
In caso di un lavoro di equipe, come per altre malattie, tendenzialmente il coinvolgimento delle famiglie o di amici sarà più frequente, venendo meno la necessità di salvaguardare l’alleanza terapeutica tipica di una psicoterapia, e fondamentale per il buon esito della stessa.
É importante non svalutare il trattamento che il paziente, magari faticosamente, ha deciso di intraprendere e sostenerlo affinché possa trarne il maggior vantaggio possibile. 
Uscire dalla depressione è possibile se i familiari e gli amici al paziente riescono a fornire un supporto o comunque non aggiungere difficoltà, magari con le migliori intenzioni, al loro caro, che vive un momento così spaventoso della sua vita. In situazioni così complesse affidarsi ad una persona o a una equipe qualificata è fondamentale.





Daniele Lami

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