Il benessere psicologico nella terza età

Ieri, 10 ottobre, si è svolta la giornata mondiale della salute mentale, che dal 1992 ha lo scopo di aumentare la consapevolezza nell’opinione pubblica circa l’importanza del benessere mentale nella popolazione mondiale.

Quest’anno al centro della giornata sono stati gli
anziani, che sono passati dai 605 milioni nel 2000 ai più di 800 quest’anno, e che nel 2050 saranno più di due miliardi.

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Lo stigma, ovvero i pregiudizi che circondano le persone affette da disturbi mentali, che riguarda gli anziani come ogni altra categoria di persone, è da sempre al centro dell'iniziativa.

Nel caso degli anziani poi c’è spesso l’unione di un
disturbo mentale con uno fisico. Ad esempio la demenza o la non autosufficienza sono problemi al centro della vita degli anziani. È molto difficile per qualsiasi persona accettare di non poter svolgere quelle attività che la hanno appassionata per tutta la vita, ma anche non potere più svolgere le attività di tutti i giorni in piena autonomia. Oltre a queste difficoltà generiche, è spesso presente un evento importante nella vita della persona che può portare con sé una elevata difficoltà di elaborazione. Questo evento può essere un divorzio, la perdita di una persona cara, del lavoro, o semplicemente i figli che abbandonano la casa di famiglia alla ricerca della loro strada.

Ma
quali sono i disturbi più diffusi?

I disturbi più diffusi sono la depressione, e, dato nuovo, i disturbi alimentari, che sembrano acuirsi con l’avanzare dell’età.

La
demenza senile è un altro disturbo molto diffuso. Le ricerche ci dicono che un ultrasessantacinquenne su 10 presenta sintomi di demenza, mentre tra gli ultraottantenni questa percentuale sale al 21%.
È importante che una corretta informazione possa essere veicolata alle persone che si affacciano alla
terza età, in modo che possano attuare una serie di accorgimenti che possono garantire una vita migliore.

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Le attività sociali, una corretta alimentazione e l’attività fisica possono costituire un’ottima prevenzione in tal senso. Nel caso il disturbo sia già presente le ricerche consigliano di affiancare alla terapia farmacologica una psicoterapia. Le psicoterapie brevi si sono mostrate le più efficaci con questa categoria di persone.

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